Chiama un investigatore professionista per raccogliere le prove da usare in tribunale.
In un momento di crisi coniugale, la tentazione di afferrare lo smartphone del partner per leggere le chat di WhatsApp è forte e se si trova la chat rivelatrice si pensa di aver già le prove che servono.
La realtà è ben diversa, la ricerca di prove “fai-da-te” può sembrare la via più facile, ma invece può essere un arma a doppio taglio e trasformarsi in un boomerang penale e processuale.
Nella sfera privata di una coppia è comune pensiero che la privacy non esista, sbagliato! Il diritto alla riservatezza rimane integro anche all’ interno del matrimonio, infatti anche quello che si pensa essere un controllo del telefono, senza conseguenze, del proprio coniuge, perché si conosce la password di accesso, può rivelarsi un reato penale, accesso abusivo a sistema informatico (Art. 615-ter c.p.): Chiunque si introduca in un sistema informatico protetto da misure di sicurezza (come un telefono con PIN o impronta digitale) contro la volontà del titolare commette un reato.
La sentenza n. 6770/2019 emessa dalla Corte di Cassazione ha chiarito che anche se si conosce la password del partner, l’accesso alle chat senza il suo consenso esplicito per finalità di controllo costituisce reato.
Accedere alle chat o ad una mail può comportare anche il reato di violazione della corrispondenza (Art. 616 c.p.): Le chat di WhatsApp sono equiparate alla corrispondenza epistolare. Sottrarre o leggere messaggi privati senza autorizzazione integra questa fattispecie di reato.
Il codice penale prevede anche che chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata che si svolge nei luoghi di privata dimora, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni, cioè Il reato di Interferenze Illecite nella Vita Privata (Art. 615-bis c.p.)
Molti pensano che: “…in casa mia, posso metterci le telecamere che voglio”. Falso! La giurisprudenza italiana considera il diritto alla riservatezza inalienabile, anche nei confronti del coniuge o del convivente.
La Sentenza di Cassazione Penale n. 36109/2018 convalida la condanna del marito che aveva installato microspie e telecamere in casa per controllare la moglie. La Corte ha ribadito il principio secondo cui la condivisione dell’abitazione non comporta la rinuncia totale alla propria privacy degli individui.
Oltre ai problemi di natura penale c’è anche un risvolto a livello procedurale nella causa di separazione (ma anche civile nel senso più ampio), l’inutilizzabilità delle prove.
Secondo l’orientamento prevalente, le prove ottenute violando diritti costituzionalmente garantiti come la libertà e segretezza della corrispondenza, Art. 15 Cost. ad esempio, possono essere dichiarate inutilizzabili.
La Corte di Cassazione sezione Civile con la sentenza n. 11322/2022 afferma che il diritto alla difesa non giustifica mai la compressione indiscriminata della privacy altrui, specialmente se la prova poteva essere ottenuta per vie legali, come può essere affidarsi ad un’agenzia investigativa.
Affidarsi a un professionista delle investigazioni, regolarmente autorizzato non è solo una questione di discrezione, ma di strategia legale, infatti l’investigatore privato opera ai sensi dell’Art. 134 del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza), rispettando il codice penale e il codice privacy è possibile raccogliere prove utilizzabili in giudizio che verranno poi riportate nel rapporto investigativo e corredate dal materiale foto/video raccolto durante i pedinamenti.
Infine l’ investigatore privato può essere chiamato a testimoniare sulle prove raccolte, dando così al lavoro già svolto la forza della prova tipica della testimonianza.
Un’indagine svolta professionalmente garantisce: legalità delle prove raccolte, discrezione nell’esecuzione di pedinamenti e appostamenti, professionalità durante l’ indagine.
Le indagini “fai da te” perciò spesso portano alla violazione del diritto alla riservatezza e del codice penali con pesanti ripercussioni come sanzioni penali e inutilizzabilità delle prove in sede civile, affidarsi a professionisti delle investigazioni permette di tutelare i propri diritti in sede giudiziaria.
Per riassumere:
- “Spiare lo smartphone del partner? Attenzione: potrebbe essere un reato!”
La privacy è un diritto, anche nel matrimonio: evita rischi legali. Non rischiare, affidati a professionisti per raccogliere prove valide in tribunale.
- “Fai da te = rischi legali: ecco perché non dovresti mai spiare il tuo partner.”
La privacy non è negoziabile, nemmeno in una crisi coniugale: un bravo investigatore può condurre l’indagine senza esporti a rischi legali.
- “Accesso abusivo a WhatsApp e email: non vale la pena rischiare!”
Le prove raccolte illegalmente possono distruggere la tua causa legale. Un investigatore serio non ti consiglierà MAI un metodo simile. E’ illegale e controproducente: diffida di chi te lo propone…si tratta di un delinquente o di un truffatore!
- “Investiga legalmente, non rischiare la tua causa.”
Affidati a professionisti per raccogliere prove valide senza violare la legge: eviterai trappole legali e chiedi di raccogliere prove in modo professionale


